“Manteniamo la distanza e non perdiamoci di vista!” Un webinar essenziale per lo smart working… fatto in casa!

Se quarantacinque giorni di isolamento e smart working si fanno sentire sulla vostra schiena, questo è il webinar che fa per voi sull’ergonomia. Per Smart Working Day, Appuntamento giovedì 7 maggio ore 11:30 alla presenza del Dott. Francesco Marcolin di ErgoCert Udine,  del Dott. Daniele Tamburini, Responsabile Ufficio Gestione Immobili Nord BPER Banca e l’Arch. Simone Casella di Workitect come moderatore. Partecipa e lo ha organizzato Luciano Guglielmini, country manager di Humanscale

Fondata nel 1983, è una multinazionale americana che progetta strumenti ergonomici pensati per migliorare la qualità della vita operativa ed efficienza fisiologica negli ambienti di lavoro. Guglielmini è riconosciuto come uno dei massimi “esperti“ in materia di ergonomia del posto di lavoro. Socio della Società Italiana di Ergonomia, da trent’anni si occupa di tutela della salute ed efficienza lavorativa di chi trascorre gran parte del proprio tempo davanti a un videoterminale. Dato che le posture non adeguate hanno un notevole impatto fisico, l’ho intervistato telefonicamente per scoprire qualcosa di più sull’argomento che sarà trattato.

Luciano, benvenuto su Smart Working Magazine, il webinar che ha organizzato capita di proposito, 45 giorni di lavoro da remoto li stiamo accusando anche su tutto il nostro corpo!

Non posso vederti, ma immagino che anche tu, come la maggior parte degli operatori, sia seduto davanti al computer ad una distanza non appropriata, vero? Purtroppo quando siamo davanti a uno schermo  non abbiamo la percezione immediata di una serie di disagi che dopo qualche ora si trasformeranno in affaticamento visivo e muscolare, quindi in minore efficienza e non solo.

Qualche tempo fa ho tenuto un tutorial “posturale” ai dipendenti di una Grande Azienda: dopo qualche suggerimento, sono rimasti seduti correttamente, hanno avvicinato, quindi, la tastiera al bordo scrivania, prima era a ridosso dello schermo, hanno regolato l’ altezza ed inclinazione del monitor e, non solo, hanno appoggiato l’ avambraccio/polso sul piano di lavoro per una gestione meno faticosa del mouse ovvero senza caricare il peso sulle braccia e sulle spalle… Li ho lasciati per qualche ora e quando sono rientrato nella sala operativa ho notato, mio malgrado, che la maggior parte delle persone avevano  già ripreso le proprie “indomabili cattive abitudini”!

In questo momento in cui tutti stanno svolgendo mansioni di ufficio da casa poi chissà quanti problemi emergeranno…

L’isolamento operativo imposto dall’emergenza sanitaria da Covid-19 ha ed avrà degli impatti sociali e fisiologici per il lavoro, dato che temo dovremo starci ancora per un po’ in remote working. Si lavora in ambienti domestici che non sono, in linea di principio, adattabili in senso ergonomico, quindi hanno un comfort inferiore rispetto ad un ambiente di lavoro. Tuttavia, con qualche precauzione, si possono svolgere le proprie mansioni limitando una serie di stati di affaticamento, anche mentale: maggiore agilità ovvero pause più frequenti rispetto alla postura assisa prolungata come, normalmente, avviene in ufficio.

Nel limite del possibile lavorare su un piano che sia, più o meno, non superiore in altezza rispetto alla scrivania in ufficio, abituarsi ad appoggiare gli avambracci/polsi sul piano stesso e sforzarsi nel muovere il meno possibile il mouse, se presente, l’ ideale in posizione “intra” – ovvero quanto più vicino alla tastiera – e non “extra”, lontano dalla stessa. L’ illuminazione, inoltre, è un aspetto rilevante: se vediamo bene il documento da leggere, le informazioni sono trasmesse in modo chiaro al nostro cervello che reagisce di conseguenza senza faticare ad elaborare ed entrare in azione. Ma questo vale sia per il lavoro a casa che in ufficio.

Cos’è la disergonomia di base in ufficio?

Ti faccio un esempio molto semplice. Quando siamo in auto assumiamo la migliore postura possibile per assicurarci una guida confortevole: colonna vertebrale ben appoggiata sullo schienale, giusto distanziamento dal volante, cambio e  pedali. Se così non fosse, il viaggio non sarebbe affatto confortevole, anzi al limite della sicurezza altrui oltre che propria. Immaginiamo che il parabrezza sia lo schermo del computer e così via per gli altri dispositivi.

Quando lavoriamo in ufficio non assumiamo una postura corretta nel senso che il più delle volte siamo protratti verso lo schermo ( parabrezza ) a distanza troppo ravvicinata così come la tastiera ( volante ). Usiamo la parte anteriore del sedile, dimenticandoci dello schienale quindi assumiamo la postura del “fantino”, curvati in avanti senza renderci conto di quanto sia faticoso per il nostro organismo. E il giorno dopo si ricomincia… Ed avanti così per una vita lavorativa che potrebbe essere molto meno faticosa se sappiamo come vincere le nostre “indomabili” cattive abitudini. 

Per concludere può suggerirci alcuni dispositivi? 

Direi braccio porta monitor, lampada da tavolo, pedana appoggiapiedi, oltre ad una sedile ergonomico, possono contribuire ad un progressivo miglioramento. Nel senso che quelle che ho definito “indomabili” possono trasformarsi spontaneamente in un confortevole incentivo a mutare le nostre abitudini posturali in meglio ovvero minore fatica e maggiore efficienza. E sarà un grande momento di salutare soddisfazione.

Grazie a Humanscale giovedì 7 terremo un webinar specifico su queste tematiche: ISCRIVITI QUI

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