Partiamo da spiegare a chi legge il magazine chi è e cosa fa un Happiness Ambassador in una realtà globale come Hp?

Un Happiness Ambassador è un volontario appassionato che ha acquisito conoscenze e strumenti per rendere più felice la propria organizzazione, il proprio team cercando di coinvolgere più colleghi possibili anche attraverso eventi e la realizzazione di progetti. 

Il tema Felicità è un tema molto considerato dalla mia azienda tanto da creare al suo interno delle figure che potessero essere, quindi, ambasciatori/ambasciatrici per diffondere la felicità al lavoro.

Oggi possiamo vantare di una Happiness Ambassador Accademy con la quale eroghiamo corsi sulla felicità e sul benessere sia individuale che in ambito aziendale. Grazie alla mia certificazione CHO, rilasciata da 2Bhappy e Italian Institute for Positive Organizations, sono tra i docenti dell’Accademy ed è stato emozionante presentare il mio primo corso su un tema a me assai caro: “come motivare un team attraverso la comunicazione non violenta” (la “positive communication”). Abbiamo una community di 350 Happiness Ambassador e contiamo di arrivare, entro il 2021, a 500 persone.  

Dal momento che la comunità sta crescendo abbiamo creato una Happiness@Work Community di cui faccio parte anche come coordinatrice. 

La gestione della Community è un’altra attività che sto seguendo con grande impegno e dedizione, è stato così divertente organizzare la nostra prima challenge: “creare un nuovo logo per la comunità”. E’ sorprendente quanti loghi abbiamo ricevuto in pochissimo tempo e con quanta creatività.  

Oltre a queste attività abbiamo creato un gruppo di Happiness Amabassador Hp Italia con a bordo 36 persone con le quali condividiamo newsletter contenenti: calendari sulla felicità, buone pratiche positive da seguire ogni giorno sul posto di lavoro, articoli e post sulla felicità e benessere aziendale. 

Perché a un certo punto nelle grandi aziende si è iniziato a parlare di Felicità sul luogo di lavoro?

Negli anni abbiamo sempre avuto una visione limitata di felicità al lavoro considerando un buon salario, abbondanti benefit, bonus le principali leve per creare un ambiente di lavoro dove le persone possano sentirsi felici e soddisfatte. E ci abbiamo creduto per un lungo periodo, fino a quando non siamo stati colpiti dal virus COVID-19 portando, non solo una pandemia mondiale, ma un vero e proprio stravolgimento culturale nelle nostre vite e nelle aziende. 

La minaccia più grande che abbiamo dovuto affrontare è stata vivere all’improvviso senza più relazioni umane, costretti a stare a casa, distanti, con un uso eccessivo dei social network e di dispositivi eltettronici che ci ha portato inevitabilmente ad essere iperconnessi. 

Dopo questo malessere sociale che abbiamo vissuto, abbiamo capito che ciò che rende maggiormente felici le persone in generale, soprattutto al lavoro, sono le relazioni umane. Le  persone hanno bisogno di sentire che stanno contribuendo a realizzare qualcosa di importante. La soddisfazione è in funzione della produttività, del riconoscimento e del dare. In altre parole, compiere un lavoro significativo che gli altri apprezzano e restituire qualcosa è la formula della felicità al lavoro.

E si è iniziato a parlarne di più perchè ha coinvolto tutti nelle aziende indipendentemente dal job profile che uno ricopre.

Inoltre da non sottovalutare l’aumento del burnout/depressione al lavoro. 

Anche prima della pandemia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che i sintomi della depressione sono la principale causa di disabilità in tutto il mondo.

Nel 2021 la depressione sarà la seconda malattia di cui il mondo avrà a che fare. 

E tutto questo ha fatto sì che aprissimo gli occhi per dare nuova luce a nuovi temi come la felicità al lavoro, alla sostenibilità per l’ambiente, l’importanza delle community. Questa pandemia ha spostato il mirino su argomenti decisamente più umani, molte aziende, infatti, hanno lanciato e stanno lanciando anche campagne di volontariato per avere un impatto sempre più positivo nel mondo. 

Scienza di Felicità sul posto di lavoro. Quando si parla di “scienza” s’intende un sistema basato su ricerca ed esperimenti. Quali sono in questo caso per la Felicità? 

Quando parliamo di scienza della felicità parliamo di neuroplasticità,  psicologia positivabiologiafisica quantisticaeconomia un vero e proprio costrutto di diverse scienze/discipline, un bel mix. 

Ed il concetto base della scienza della felicità è che non parliamo solo di emozione ma di competenza,  la felicità è una meta competenza che possiamo allenare tutti i giorni con buone pratiche positive. 

E come possiamo allenare la nostra felicità? Applicando quelli che sono i quattro pilastri della felicità: +Noi e – Io , + Essere e – fare – avere, + chimica positiva e – chimica negativa, + disciplina e – caos. 

La Neuroplasticità ci dice che il nostro cervello è come un muscolo e come tale possiamo allenarlo alla felicità, al pensiero positivo, all’ottimismo. 

Martin Seligman psicologo americano fondatore della psicologia positiva, ci parla proprio di ottimismo acquisito capacità di non farsi abbattere dalle difficoltà, ma di vederle come momenti di crescita personale assumendo così un punto di vista più distaccato che consente di cogliere le diverse opportunità e di dare il meglio di sé.

La biologia ci parla di ormoni della felicità a effetto dose: 

Dopamina la sostanza chimica del piacere e della ricompensa, del buonumore

Ossitocina l’ormone dell’amore che favorisce l’empatia, combatte lo stress e aiuta a stare alla larga da insonnia e malumore. 

Serotonina l’ormone della felicità (regola importanti funzioni come umore, emozioni, sonno appetito..)

Endorfine sono sostanze prodotte dal cervello che, quando vengono rilasciate, possono aiutare ad alleviare il dolore, ridurre lo stress e generare una sensazione di euforia e benessere.

In merito a fisica quantistica/economia i numeri e le ricerche condotte da autorevoli istituti e ricercatori dimostrano che una cultura positiva è in grado di determinare: 

Dati
+300% CAPACITÀ DI INNOVARE (HBR)
+44% IMPATTO SULLA RETENTION* (Gallup) 
+37% AUMENTO DELLE VENDITE (Martin Seligman)
+31% AUMENTO DELLA PRODUTTIVITA’ (Greenberg & Arawaka)
-125% di Burnout (HBR)-66% di assenteismo per malattia (Forbes)
-55% di turnover (Gallup)  

A cui aggiungiamo che le persone felici al lavoro sono il 65% in più energiche (Il Sole 24Ore).

Come si crea a tuo avviso un’organizzazione positiva e sostenibile? Il tema di reinventare le organizzazioni è oggi oggetto di fortunate teorie da parte di studiosi come Aaron Dignan o Frederic Laloux.

Un’organizzazione positiva è tale quando si applicano i 4 principi della scienza della felicità che ci tengo a elencare: : 

+noi -io

+ chimica positiva – chimica negativa 

+ essere – fare -avere 

+ disciplina – caos 

Cosa significa…

Nel modello culturale dell’organizzazione positiva le persone evolvono in relazione con le altre, si è sempre guidati da un proposito evolutivo (ciò che l’azienda vuole diventare) con finalità collettive, capace di promuovere il bene comune e generare impatto positivo sociale. Inoltre si è consapevoli che il profitto non può essere raggiunto a discapito del benessere delle persone e ci si impegna ad anticipare futuri sostenibili. Si sostengono e si sviluppano leader consapevoli del proprio scopo, che vivono il ruolo come servizio agli altri. Si disegnano e implementano processi e pratiche coerenti ed eque che generano benessere e felicità. Riducono le gerarchie, aumentano i gradi di libertà e favoriscono il passaggio da una visione EGOsistemica a una visione ECOsistemica. 

Ed è Il proposito ECO – SISTEMICO capace di generare RISULTATI e un FUTURO SOSTENIBILE. 

La chimica positiva genera sicurezza, soddisfazione e connessione che portano a calma, lucidità ed equilibrio. 

E tu hai citato appunto Laloux che nel suo libro “Reinventare le organizzazioni” ce lo spiega molto bene. Non solo il libro racconta la storia di dodici organizzazioni appartenenti a vari settori (manifatturiero, energetico, alimentare, metallurgico, terziario, sanitario e scolastico) e dislocate in varie aree geografiche, che hanno messo in campo una possibile risposta di organizzazioni positive ma ci illustra anche le 4 visioni del mondo organizzativo attraverso dei colori:

Rosso/red = visione Impilsiva 

Amber= visione conformista 

Arancione (orange)= visione per Risultati 

Verde/green= pluralistica

Ed infine si parla di organizzazioni TEAL con una visione evoluzionistica. Il passaggio al Teal si ha quando impariamo a distaccarci dal nostro EGO ed impariamo a diminuire il bisogno di controllare le persone e gli eventi. Si arriva a pensare che pur arrivando un imprevisto, o commettiamo un errore, tutto andrà bene. Anzi, nelle Org Teal l’errore viene considerato come risorsa e si festeggiano anche gli errori perché solo così impariamo davvero a crescere, ad evolverci. E sostituiamo il giudizio con la compassione e l’apprezzamento. Relazioni paritarie senza gerarchie (auto organizzazione).

La felicità sul lavoro è intrinsecamente legata al binomio Smart Working – Worklife Balance o c’è bisogno di molto altro?

Ci sono moltissimi studi che dimostrano che per lavorare bene ed essere felici sul posto del lavoro è importante il  supporto che ricevi, l’atmosfera e soprattutto le relazioni che hai.

il supporto reciproco aumenta l’efficenza, la produttività e riduce significativamente lo stress.

Atti di gentilezza, far parte di un team, creare un ambiente di fiducia, avere cura di far fiorire le persone tra i loro talenti e abilità, l’ingaggio consapevole, un buon piano di formazione e sviluppo sono tutti ottimi ingredienti di ottimismo e motivazione da parte delle persone sul posto del lavoro che sia esso un ufficio, che sia esso virtuale.

Smart Working = Worklife Balance? Ok, è stato un ottimo strumento per gestire vita privata e quella lavorativa, ma non è tutto per essere felici al lavoro! 

Bisogna continuare a valorizzare le umane risorse, la capacità di instaurare le relazioni sociali e le loro competenze, conoscenze, capacità personali. Puntare, quindi, sul proprio capitale sociale e umano, specialmente ora che siamo nel bel mezzo di una grande trasformazione culturale epocale, la Digital Trasformation.

Un’ azienda che mira al successo deve partire sempre dalla cura della risorsa più preziosa: le persone dei propri team.