Dalla società contadina alle moderne forme aziendali, passando per la Rivoluzione Industriale, le organizzazioni umane sono evolute nel momento in cui le persone hanno fatto un salto di consapevolezza. In quel momento hanno creato nuovi modi di collaborare.
Oggi le organizzazioni, private o pubbliche che siano, di fronte alla necessità di essere efficienti ed efficaci, scontano invece difficoltà di funzionamento. La causa spesso è in distorsioni che producono demotivazione.

Il sociologo francese Frederic Laloux negli ultimi anni si è affermato come teorico di un nuovo modello organizzativo per le imprese. Il suo libro “Reinventare le organizzazioni” è un caso editoriale eclatante. Un testo, inizialmente uscito nel 2014 autoprodotto e diffuso senza un piano di marketing, è stato via via accolto con grande favore e entusiasmo. Attualmente è stato già tradotto in dieci lingue, russo e cinese compresi. In due anni ha venduto 170.000 copie e dal 2017 esiste l’edizione italiana (edita da Guerini Next). L’assunto è che, in una realtà sempre più complessa come quella odierna, sia impensabile ricondurre tutte le decisioni in capo ad un unico manager. Il focus è quello di vedere l’azienda come un organismo vivente fondato sugli individui, con la creatività sopra le procedure. Tale dicotomia è il punto su cui Laloux interviene con le sue provocatorie tesi: le procedure sono nate per avere il controllo sui dipendenti ma paradossalmente alla fine tendono a perderlo a causa dell’improduttività sul luogo di lavoro.

Ecco quindi la necessità di costruire una fiducia reciproca dentro una cornice di valori condivisa, ed il contributo viene dalla sostituzione delle regole con i principi. Questo ha un riflesso anche sul management, le decisioni non si prendono in base a gerarchie fisse, bensì emergono dalle competenze e dal coinvolgimento dei lavoratori. Il manager è sempre meno decision – maker e più guardiano dei valori aziendali. Custodisce il capitale degli investitori ma la leadership è condivisa con il contributo di ognuno al perseguimento dell’obiettivo. Quindi non basta più distribuire scrivanie e ospitarci qualcuno fidelizzato per contratto.

In tale forma di ripensamento del sistema, lo smart working può essere importante. La nuova modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, che sta diffondendosi sempre più in Italia, supporta proprio il punto chiave della teoria di Laloux: l’autorganizzazione.
Il futuro dell’azienda sta in una missione collettiva fluida dove le persone responsabilizzate non sono in competizione tra loro, ma operano secondo modalità più libere. La gerarchia e gli spazi fisici diventano meno importanti rispetto a perseguire ciò che è veramente significativo. Si possono ridurre le ore passate in ufficio con il part time o lo smart working, anzi spesso i dipendenti ne sono decisamente felici. Apprezzano la flessibilità, che consente loro di allocare diversamente il tempo per i vari impegni che caratterizzano la loro vita, e magari sono pure più produttivi. Per Laloux è la consapevolezza di un progetto di lavoro l’antidoto all’inefficienza.

 

 

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