Su 7.904 comuni in Italia ben 5.518 sono al di sotto dei cinquemila abitanti e il 70% sono a rischio spopolamento se non lo hanno già sofferto. 

Questa è la realtà dei fatti nuda e cruda. Niente di nuovo, sono notizie che, soprattutto in quest’ultimo periodo, sentiamo raccontare da tutte le testate giornalistiche, dalle più popolari a quelle locali, per non perdere il trend del momento e sensibilizzare il pubblico. Influenzato anche io da queste terribile notizia ho deciso di prendermi un VAN e attraversare il nostro Belpaese, per ascoltare da vicino e comprendere meglio come sia possibile rimediare. Il progetto VAN Working lo abbiamo già raccontato su Smart Working magazine e su altri canali. Magari alcuni di voi avranno visto anche le mie stories su Instagram.

Ma andiamo a fare chiarezza. Perché c’è questa tendenza a fuggire come fossimo ad Alcatraz e chi sono le realtà a rischio? A soffrire il duro colpo sono soprattutto le comunità montane, in special modo le frazioni. Si, proprio le frazioni, perché i capoluoghi riescano ancora a salvarsi grazie ai servizi al cittadino e alle stagioni estive, dove le persone villeggiano in cerca di fresco. 

Perché succede tutto questo? L’età media in questi borghi è over 60, pertanto abbiamo costruito nel tempo, giustamente, servizi idonei a una popolazione interessata a determinate cose, mentre un target più giovane, magari con famiglia, cerca altro. Per attrarre un target differente, il cittadino giovane con famiglia, è necessario innovare tecnologicamente e concettualmente i luoghi di aggregazione e servizi. 

Mi spiego meglio. Prima di tutto se non c’è un buon servizio di accesso a Internet è impossibile che decida di passare un tempo superiore al weekend o periodo di vacanza. 

Un altro aspetti sono i punti di aggregazione. Servono luoghi che offrono un’esperienza di integrazione con la comunità (cosa che succede nei locali urbani) con spazi in cui sia possibile anche lavorare (immaginate Starbuck’s). Se una persona, che lavora in smart working, dovesse lasciare la città per ritrovarsi otto ore o più chiuso in una casa a lavorare è naturale che scelga di restare in un contesto urbano, così ha il modo di alternare i luoghi di lavoro a locali o coworking. 

Uno dei principali problemi, soprattutto nei piccoli borghi, è la capacità di creare servizi al cittadino con famiglia è la scuola. Non è possibile organizzare edifici scolastici e assumere insegnanti per una manciata di bambini, ecco perché la DAD è importante che ci sia. Certo, deve essere migliorata, ma in un futuro non troppo lontano, grazie alla tecnologia immersiva – come ologrammi e realtà aumentata – partecipare a una lezione a distanza sarà molto vicina a quella live. Credete non sia possibile? Questa tecnologia è già presente nei musei, nel settore degli eventi e, soprattutto, nel mondo del gaming. Ricordate anni fa la conferenza annuale di Facebook, in cui Mark Zuckerberg invitò i partecipanti a indossare il visore Oculus VR? Tutt’oggi è possibile partecipare a eventi in VR. A questo link trovate degli esempi.

Inutili poi a mio avviso i tentativi di stimolare il target economicamente, ovvero mettendo in vendita case a 1€ o incentivi economici per affitti o acquisti di immobili per attirare nuovi residenti. Il risultato di queste azioni non può essere la soluzione in certi contesti. Senza considerare che un famigliare potrebbe diventare dopo un primo periodo di residenza “fittizia” una vera e propria casa per le vacanze, non incrementando il ripopolamento, se di base non possono trovare i servizi per vivere il borgo.

Ci sono frazioni molto distanti dal capoluogo montano al quale resta impossibile strutturare determinati servizi, quindi come possiamo evitare che diventino luoghi fantasma? 

Dobbiamo offrirli a realtà private per renderli luoghi ricettivi per turisti. Molti sono i casi in cui realtà private hanno acquistato piccole frazioni trasformandole in borghi medievali con esperienze culinarie, SPA e tanto altro. Li chiamano “alberghi diffusi”. Un esempio è Borgo Petroro, diventato una destinazione rivolta a un pubblico alto spendente. 

Altro aspetto importante su cui i borghi dovrebbero investire è sulla “sostenibilità alimentare”, parlo di quelle aziende biologiche vicino al territorio, spesso ricordate come a “km zero”. Questo perché la popolazione più moderna, come impiegati di ufficio o Nomadi Digitali, quando pensano di vivere in un borgo, desiderano migliorare la loro qualità di vita e pertanto mangiare sano. Al contrario del popolo over 60, spesso impegnato nel coltivare il proprio orto, i cittadini moderni non hanno questa pazienza e privilegiano “l’acquisto sostenibile”. Ho conosciuto borghi in cui l’amministrazione comunale ha offerto uno spazio a disposizione di cooperative alimentari del territorio, non la classica “Conf-qualcosa”. 

Se il cittadino over 60, spesso in pensione, desidera passare il proprio tempo libero a lavorare la propria terra, giocare a carte o scambiare due chiacchiere sulle panchine, il cittadino moderno preferisce dedicarsi a “esperienze outdoor”, come percorsi di mountain bike, trekking o yoga all’aria aperta. 

Praticamente serve “pensare al borgo in ottica moderna, mantenendo la cultura e le tradizioni che caratterizzano la popolazione italiana da generazioni”. Questa è l’unica strada per salvare la nostra terra. 

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