Da giugno a dicembre 2022, circa 30 aziende parteciperanno a un progetto pilota di 6 mesi lanciato nel Regno Unito che prevede una settimana lavorativa di soli quattro giorni, anziché le classiche cinque caratterizzati da parità di stipendio. L’esperimento sociale, coordinato dall’organizzazione no profit 4 Day Week Global – in partnership con il think tank britannico Autonomy e ricercatori dell’Università di Cambridge, Boston College e Oxford University – chiede ai partecipanti di mantenere lo stesso livello di produttività per un minor tempo lavorativo.

Il progetto mira a concedere alle persone un giorno in più libero a settimana e ad aiutare il management a investire in  un approccio non sia più basato sulle ore lavorate, bensì sugli obiettivi e risultati raggiunti. I promotori, in accordo con le aziende che partecipano all’esperimento, cercheranno di valutare la produttività e il benessere dei dipendenti, nonché di misurare l’impatto della settimana lavorativa corta sull’ambiente e sull’uguaglianza di genere. 

L’idea della settimana corta per i sudditi di sua Maestà, non è nuova, era nata durante la prima ondata della pandemia a giugno 2020. Con una lettera, sindacati, accademici, l’ex presidente del Partito laburista Ian Lavery e una serie di parlamentari avevano esortato il ministro delle finanze Rishi Sunak – che in quel periodo approvava un piano di sostegni all’economia britannica per 30 miliardi di sterline – a ridurre l’orario di lavoro per ovviare all’aumento dei tassi di disoccupazione, causati dal lockdown. Nella lettera, allora pubblicata dal quotidiano The Indipendent, si sosteneva che

“un orario di lavoro più breve si presenta come una delle migliori opzioni per ristrutturare fondamentalmente l’economia in modo che il lavoro sia condiviso più equamente. Una settimana di quattro giorni darebbe molte più opportunità alla lista crescente di disoccupati che già ammonta a 2,8 milioni di persone”.

Quello del Regno Unito non è il primo progetto a cercare di migliorare l’equilibrio tra vita lavorativa e privata dei dipendenti, andando contro il totem delle 40 ore. Nel 2019, in Giappone, Microsoft ha introdotto la settimana lavorativa di quattro giorni per un periodo sperimentale, rilevando un aumento della produttività del 40%. Ne avevamo parlato pure in un nostro vecchio articolo. È di questi giorni invece la notizia per cui anche Panasonic offrirà ai propri dipendenti la possibilità di avere un giorno libero in più a settimana.

L’anno scorso, i nostri lettori ricorderanno che l’Islanda aveva pubblicato i risultati del suo esperimento sulla settimana corta durato dal 2015 al 2019, dopo che il Paese aveva testato per 2500 dipendenti pubblici la riduzione delle giornate trascorse in ufficio. I soggetti coinvolti erano risultati più in salute, più felici e più produttivi

Joe Connor, responsabile del progetto per 4 Day Week Global, ha dichiarato alle agenzie di stampa che il 2022 “sarà l’anno in cui si definirà il futuro del mondo del lavoro.” Altri progetti simili a questo, e gestiti da 4 Day Week Global, avranno luogo nel corso del 2022 in Irlanda, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Queste mese, inoltre, partirà il progetto pilota promosso dal governo spagnolo, come vi avevamo anticipato in un altro nostro articolo.

Secondo l’analisi di Autonomy, la settimana lavorativa di quattro giorni (sempre a parità di salario) porta a un “sostanziale miglioramento” della qualità della vita di lavoratrici e lavoratori e più in generale, anche a causa degli sconvolgimenti provocati dalla pandemia sanitaria, la riduzione dell’orario di lavoro è tornata al centro del dibattito pubblico. 

Oltre ai benefici personali, la settimana lavorativa di quattro giorni potrebbe avere un grande impatto sul cambiamento climatico, avendo un costo ecologico e ambientale che verrebbe contenuto dalla riduzione dei nostri ritmi di produzione. Mente e corpo riposati rendono più redditizie le ore trascorse al lavoro, offrendo la possibilità di portare a termine lo stesso compito ma lasciando più tempo libero. Difatti, la sopracitata lettera al ministro delle finanze si concludeva con l’osservazione che 

<<[…] non è nell’interesse di nessuno tornare alla pressione e allo stress a cui le persone erano sottoposte prima di questa pandemia.>>

A quanto pare il future of work è arrivato anche a Londra. Per quando lo dobbiamo attendere a Roma? 

Photo: London © Davor Cengija via Flickr