Adriano Olivetti ha detto che <<spesso il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia a lavorarci. E allora può diventare qualcosa di infinitamente più grande>>. Oggi, in tema di lavoro in modalità agile, c’è ancora molta strada da fare, ma è indubbio che un evento catastrofico come l’epidemia da Coronavirus abbia determinato un cambiamento organizzativo difficilmente reversibile.

Nello stesso tempo, l’emergenza sanitaria ha messo in luce come la digitalizzazione nelle aziende sia un aspetto fondamentale per garantire la continuità del lavoro di ogni settore produttivo. In questo contesto, le tecnologie di Industria 4.0 possono contribuire all’adozione dello smart working anche in ambito manifatturiero e industriale.

Questi due sistemi sono stati i più segnati dalla pandemia per la necessità di impostare turni in sicurezza e sanificazione continua dei reparti. La situazione di emergenza ha messo in luce come la digitalizzazione dei processi giochi un ruolo chiave nell’affrontare efficacemente situazioni di crisi, dando flessibilità e dinamicità anche nelle fabbriche. La tecnologia è diventata indispensabile per sopravvivere nel contesto attuale di business post-Covid-19.

Adriano Olivetti
Adriano Olivetti

Per quanto il concetto di “smart working” sia entrato nel linguaggio comune – così come nella pratica ha dimostrato la sua efficacia nel garantire la continuità delle attività ad alcuni lavoratori – resta idealmente pensato per mansioni da “colletti bianchi”. Invece, c’è la necessità di estendere questa modalità anche a ruoli diversi, inclusi quelli della produzione. Le tecnologie dell’Industria 4.0 giocano un ruolo decisivo in questa direzione e decreteranno l’avvento dell’industrial smart working.

In un’epoca caratterizzata da continua e sempre più rapida innovazione, lo svolgimento da remoto di mansioni gestionali rimane centrale, ma potrebbe non essere sufficiente per un’efficace risposta a situazioni emergenziali. C’è quindi l’esigenza di ampliare l’applicazione di questa modalità di lavoro, comprendendo anche alcune mansioni tipiche della fabbrica.

Il Covid-19 ha svelato che alcune delle aziende più innovative nel settore manifatturiero sono in grado di operare in remote monitoring. Significa monitoraggio di attività di produzione con l’operatore fisicamente distante dal processo.

Una nuova organizzazione dei processi produttivi per la fabbrica.

Il remote monitoring ed il remote execution sono le modalità cruciali per il passaggio all’industrial smart working.Quindi, con questo termine, andiamo a indicare quelle tecnologie che permettono l’organizzazione e l’esecuzione di processi industriali da remoto

Come la tecnologia è una delle leve del “lavoro agile” classicamente inteso, allo stesso modo in questo ambito l’industrial smart working farà da traino alla ricerca e all’innovazione in grado di supportare il passaggio. Parallelamente sarà necessaria la formazione del personale e un cambiamento dal punto di vista organizzativo e gestionale delle unità di produzione. Il layout stesso della fabbrica dovrà essere ridisegnato e la cultura aziendale dovrà andare di pari passo con questa rivoluzione tecnologica.

Ne abbiamo parlato spesso nei nostri articoli, adesso più che mai si rende necessario un salto dello stile di leadership dei manager. Esattamente come è chiamato un salto culturale nello smart working “classico”, ancora di più lo sarà in quello “industriale”. 

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Charlie Chaplin in Tempi moderni, 1936

Quali modelli organizzativi, basati sulla responsabilizzazione del lavoratore, dovranno essere applicati per consentire agli operatori di avere maggiore libertà ed autonomia? Probabilmente, con un allargamento delle mansioni, l’operaio sarà più simile a un tecnico con elevate competenze digitali. Come dicevamo sopra, i reparti della fabbrica, attualmente basati sulla “postazione” dell’operatore, dovranno essere rivisti. Anche nell’industrial smart working non ci sarà più una postazione assegnata – esattamente come il “colletto bianco non ha più il suo desk – dal momento che l’esecuzione efficace dell’attività diventa il parametro di riferimento.

Oggi abbiamo già esempi a proposito dell’applicazione dell’industrial smart working, possiamo citare nelle aziende più innovative l’impiego di tecnologie immersive – come vi abbiamo raccontato nell’intervista con Antonio Laudazi – per il monitoraggio dei macchinari o i test sui prodotti.

Il futuro che stiamo cercando di anticipare si chiama riduzione dei tempi di lavoro, degli infortuni e dell’energia consumata. Ovviamente quella delle tecnologie immersive sfruttate a uso industriale, realtà virtuale o aumentata che sia, deve essere progettata ad hoc. Richiede sperimentazione e un’attenta analisi del processo produttivo, ma non è fantascienza. Pensiamo a Henry Ford – quando ha adattato all’industria il modello taylorista – come al suo tempo applicò qualcosa che culturalmente era “oltre il muro”. Eppure con la catena di montaggio anche lui fu innovatore e anticipò il futuro, permettendo la diffusione dell’automobile su larga scala.

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