La Compagnia del Buonumore Aziendale non è un semplice gruppo su LinkedIn che ho deciso di creare in un momento di svago, bensì è legata ad un’esperienza e ha molto a che fare con le emozioni. Poco prima di un Natale davvero molto complesso sul piano emotivo – come è stato per tutti noi quello del 2020 – durante un meeting di allineamento settimanale, la nostra direttrice pronuncia una frase che ha catturato la mia attenzione, qualcosa del tipo <<dobbiamo recuperare il senso della leggerezza>> …

Ero molto provato in quel periodo e forse per questo mi si è accesa la lampadina: è esattamente quello di cui abbiamo bisogno, ho pensato! Cioè di toglierci dalle spalle il peso di tante ed inutili zavorre culturali, e di “alleggerire” il rapporto di lavoro anche sul piano emotivo, ancorandolo ai valori della gentilezza, della fiducia, dell’ottimismo, della flessibilità, e del buonumore appunto. Oggi più di prima abbiamo la responsabilità di creare le condizioni di contesto affinché le persone possano lavorare insieme con entusiasmo, leggerezza e senso dell’ironia. Recuperare cioè quei valori che garantiscono le migliori condizioni perché tutta l’organizzazione possa esprimersi al top.

Ho pensato che anche io avrei dovuto fare qualcosa in questa direzione e così ho scritto un manifesto, aperto il gruppo su LinkedIn, creato il logo, invitato amici e contatti più stretti. L’idea è quella di una community informale di professionisti, addetti ai lavori, semplici curiosi, ecc. che guarda con la giusta apertura mentale ai nuovi trend e che, attraverso esperienze, opinioni o semplici curiosità, contribuisce attivamente a diffondere una cultura aziendale orientata al buonumore come fattore produttivo e veicolo di benessere organizzativo. 

Con un minimo di piano editoriale ed un po’ di inbound marketing nei ritagli di tempo, in tre mesi siamo una comunità di quasi 700 membri. Ai collezionisti di followers possono sembrare pochi, io credo che siano invece un patrimonio. Avere la possibilità di discutere di benessere con tante bellissime persone è un piacere ed un privilegio! Tra di noi si parla anche molto dell’aspetto scientifico del benessere: le neuroscienze hanno infatti dimostrato che la felicità è una competenza che può essere allenata, e che le emozioni positive migliorano la salute, alimentano la fiducia e compensano/attenuano i sintomi depressivi. Insomma, il nostro tasso di positività è sempre 100%!

Il manifesto racchiude tutto il nostro credo e scaturisce da una domanda semplice: qual è la nostra azienda ideale? È quella che mette al sempre al centro la persona con le sue emozioni, valorizza la socializzazione e la comunicazione, incentiva la contaminazione, la pluralità di prospettive, il rispetto delle identità, promuove una cultura di positività e di ottimismo responsabile. È quella dove nessuno ha l’arroganza della soluzione ma tutti la gentilezza dell’ascolto e la forza del supporto. Quella che guarda con coraggio e passione ai processi di trasformazione, accompagnando il cambiamento attraverso percorsi condivisi. Quella che sviluppa modelli sani di work-life balance. Noi crediamo che il benessere delle persone sia un fattore di competitività imprescindibile, e che non possa essere considerato un benefit ma un diritto inalienabile!

Lo Smart Working può aiutarci enormemente a dare concretezza a questa filosofia perché è l’elemento chiave nel raggiungimento di un equilibrio sano tra lavoro e vita privata. Ovviamente non mi riferisco a questa fase emergenziale, questo è un’altra cosa… Non chiamiamolo Smart Working per favore! Cosa c’è di Smart nel trasformare il tavolo della cucina in una scrivania improvvisata, intrattenere tuo figlio coi pennarelli mentre sei in conference call, o dover correre da lui nel mezzo di un video-colloquio perché sta mettendo le dita nella presa elettrica! Chi di noi avrebbe mai immaginato nella vita di dover gestire i bimbi più piccoli come fossero dei tamagotchi, sorvegliati a vista con webcam sparse in tutte le camere o trastullati con uno YouTube sempre dannatamente acceso e comandato a distanza via Chromecast. 

Tutto questo è follia! L’emergenza sanitaria ha segnato però indubbiamente un punto di non ritorno: ora dobbiamo iniziare a costruire una nuova normalità e – come HR – abbiamo la grande responsabilità di accompagnare questo cambiamento attraverso percorsi condivisi e progettazioni congiunte, e soprattutto evitando qualsiasi forma di isolamento sociale. Non si fa all’improvviso con una bacchetta magica o con un giro di manovella così, tanto per fare un regalo alle persone. Si tratta di continui passi in avanti ed aggiustamenti da fare nel tempo e soprattutto tutti insieme. Uno Smart Working sano è la conseguenza naturale di una gestione basata su fiducia, autonomia e responsabilità.

Per chiudere, vi lascio con uno slogan: Always give people a chance to shine!

Fausto Sabbatelli*

* HR Management Innovation & PMO a WINDTRE 

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