In questo inizio 2022 sono due le notizie interessanti per noi che ci occupiamo di smart working. La prima è legata alla fine dello stato di emergenza il 31 marzo e dal 1° luglio, con la proroga alla Legge 18 febbraio 2022 n. 11, il ripristino degli adempimenti in materia di smart working ricadenti in capo ai datori di lavoro, pur con qualche novità. Per approfondire vi rimando all’articolo della Dott.ssa Alice Stevanato che abbiamo recentemente pubblicato.

La seconda riguarda un dato comunicato dall’INPS che ha suscitato una riflessione: nel secondo semestre del 2021 sono arrivati complessivamente a 12,8 milioni i certificati di malattia presentati dagli italiani. Considerando l’entità, si tratta di un’esplosione vera e propria registrata dall’Osservatorio sulla malattia dell’Istituto che attesta come il 78,2% dei certificati arrivi dal settore privato. L’incremento complessivo rispetto allo stesso periodo del 2020 è così pari al 18,5%.

Queste percentuali ci fanno suscitare una riflessione, come riportato pure dal Corriere della Sera in un articolo della loro redazione economica e in questo video dell’ANSA.

Numeri sui cui si sospetta stiano pesando, almeno in parte, la riduzione dello smart working che, come hanno sottolineato diversi esperti, contribuisce a ridurre il tasso di assenze dei dipendenti per congedi e malattia. Nello specifico, tra 2020 e 2021 gli smart workers sono diminuiti dai circa 8-9 milioni, nel periodo più acuto della pandemia sanitaria, a più di 7 milioni per via del graduale rientro in ufficio. Il che potrebbe aver influito sulla gestione ma anche sui contagi sul luogo di lavoro. 

«Nel terzo trimestre 2021, nonostante l’intensa campagna vaccinale — ha comunicato l’INPS — la ripresa di tutte le attività ed il minor ricorso al lavoro agile, ha determinato una maggiore circolazione del virus, e, conseguentemente, la certificazione di malattia ha avuto un deciso incremento riferendosi, anche a tutela delle quarantene e dei soggetti fragili».

Tornando ai certificati di malattia e ai numeri dell’INPS, il dato riguarda in particolare quelli del terzo trimestre 2021, messi a confronto all’analogo dato del 2020, che registrano un aumento del 33,5%. Sono passati da 3,5 milioni del 2020 ai 4,7 milioni nel 2021. Per quanto riguarda il quarto trimestre dei due anni a confronto, il numero dei certificati passa invece da 7,2 milioni nel 2020 a 8,0 milioni nel 2021, con un +11,2%. Ovviamente stiamo parlando di grandezze incommensurabilmente superiori a quanto l’INPS registrava fino al 2019.

Non sorprende che il balzo sia molto più elevato tra i più giovani, 67,8% nella fascia d’età fino ai 29 anni, e molto meno per i senior, 21,2% per la classe degli over 50.

E adesso, come mai ho scelto come cover un post su LinkedIn di Daniel Abrahams, scrittore australiano, speaker e fondatore dell’agenzia di media digitali Hustlr? Perché esiste un’altra connessione. Come Rilevato in estate negli USA e da settembre in Europa, anche da noi in Italia si è osservato il fenomeno dell’aumento delle dimissioni. Ecco, le Grandi Dimissioni hanno investito pure l’Italia cambiando il mercato del lavoro nel solito periodo. Secondo la Banca d’Italia, mettendo a confronto i dati del 2021 con quelli del 2019, abbiamo 40.000 dimissioni in più. Ne avevo parlato in un precedente editoriale.

Questo per dire che lo smart working è ormai considerato un benefit di welfare aziendale sempre più irrinunciabile per le persone e tornare indietro è impossibile, pena malumori e cambi non voluti nell’organizzazione aziendale… Trovarsi un’altra offerta lavoro da remoto adesso è diventato più facile!