LifeLong Learning e Digital Mindset

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Il LifeLong Learning e il Digital Mindset assumono un’importanza sempre più rilevante all’interno della Digital Transformation e dello Smart Working.

Digital Transformation e Life Long Leaning

Con la “quarta rivoluzione industriale” sono state implementate le funzionalità delle tecnologie digitali e nuove forme organizzative, quali lo Smart Working. Per essere in grado di affrontare queste sempre più veloci “implementazioni” bisogna “imparare ad imparare” e apprendere continuamente. Trovando, però, il giusto equilibrio tra gli aspetti teorici, sperimentali e pratici.

Il LifeLong Learning, in ogni caso, è diventato – nell’attuale società dell’Informazione “digitalizzata” – una necessità fondamentale. Per LifeLong Learning, però, non bisogna intendere una memorizzazione sterile di dati o informazioni. Bisogna innanzitutto partire considerando l’importanza dello sviluppo personale e professionale, e delle proprie capacità e competenze, attraverso la ricerca, la scoperta, l’invenzione e il lavoro di gruppo. In questo modo il bisogno che ne deriva può essere soddisfatto, da un lato, con l’autoformazione (resa possibile, anche e soprattutto, attraverso piattaforme e-learning) e, dall’altro, con lo sviluppo di relazioni, network e competenze attraverso percorsi di formazione gruppali o più esperienziali.

Per facilitare il processo di implemetazione è importante avere un approccio orientato allo  sviluppo di una mentalità adatta ad affrontare le tecnologie digitali e una modalità di apprendimento “smart”, ovvero più “intelligente”, flessibile ed efficace.

Competenze digitali e digital mindset: apprendere ad apprendere il digitale

Imparare ad apprendere significa avere un comportamento che dev’essere allenato, soprattutto stimolando la nostra motivazione e la nostra curiosità. L’obiettivo è quello di  coniugare gli aspetti dell’iper-specializzazione con l’interdisciplinarietà e la multidisciplinarietà. Ma, nel più dei casi, è un aspetto facile a dirsi quanto di difficile applicazione. Poiché l’eccesso di divisione del lavoro, spesso mal progettata, può portarci ad essere iper-specializzati e, allo stesso tempo, a impigrirci e renderci poco abili ad apprendere cose nuove.

È certo che, attraverso una nuova mentalità, innanzitutto di apertura al digitale, definibile come Digital mindset può essere di fondamentale importanza. Quindi, oltre ad imparare a imparare, bisogna imparare a essere curiosi verso i nuovi strumenti, mantenersi aggiornati e accettare le sfide poste in essere dalle nuove tecnologie. Comprendendo che, quindi, quando si parla di “competenze digitali” non si parla solo di padronanza di strumenti tecnici e tool digitali. Poiché s’intende, o si deve intendere, lo sviluppo di capacità di coniugare adeguatamente le competenze tecniche con quelle organizzative e le soft skills.

Attraverso la formazione continua, si può – inoltre – favorire la digitalizzazione contrastando: la mancanza di un’adeguata formazione in materia ICT (pari al 67,6%), la carenza di staff qualificato in materie ICT (pari al 66,5%), la mancanza di un referente della trasformazione digitale all’interno dell’unità (pari al 54,4%), la rigidità al cambiamento nell’organizzazione degli uffici (pari al 43,2%).

LifeLong Learning, Digital Mindset e Smart Education: colmare le distanze

Il LifeLong Learning è al centro dell’attenzione dei governi, alla luce delle pressioni provenienti dal mercato e dalla necessità sempre più stringente di adeguare le competenze dei lavoratori alle esigenze del lavoro. Risulta, pertanto, necessario: accrescere le competenze (tecniche, relazionali e – aggiungerei – di ricerca e approfondimento) e migliorare la capacità di adattamento alle innovazioni di prodotto e di processo.

Con l’emergenza generata dal Covid-19 è stato vissuto il più grande esperimento di digitalizzazione del lavoro e della formazione. Soprattutto nell’ambito della formazione, si sono affermati due approcci: quello del microlearning e quello che opta per misurarsi con il contesto. Il primo propone pillole di approfondimento e l’altro richiama la persona a misurarsi con il contesto e una forma mentis che serve ad affrontare questi continui ritorni e richieste di acquisizione di competenze specialistiche.  Questi due approcci possono anche essere complementari. In ogni caso, è bene ricordarsi che gli attuali esperimenti, dettati dalla necessità e dall’emergenza, sia in campo lavorativo sia in quello educativo hanno avuto ben poco “smart”. Esperimenti, caratterizzati da molta irrazionalità e poca strutturazione, che però se studiati possono darci elementi su cui riflettere.

Uno dei primi elementi, in ogni caso, su cui possiamo porre la nostra attenzione è che per introdurre lo smart working e lavorare in modo adeguato con le tecnologie digitali è necessario apprendere continuamente e in modo “smart”. Pertanto, bisogna assumere una mentalità aperta, innovativa e “intelligente”. In questo modo, si potrebbe non solo favorire l’upgrade delle competenze per facilitare la trasformazione organizzativa. Ma, anche, sviluppare nuove abilità e, probabilmente, costruire innovazioni sociali ed eco-sostenibili utili allo sviluppo dell’umanità. Perché da questa pandemia abbia assaggiato l’esistenza di possibili emergenze sanitarie e ambientali.

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