Tempo di ferie, solleone e bilanci. Così, nel mio ruolo di coordinatore editoriale di Smart Working magazine, ho deciso di fare un punto del lavoro che abbiamo svolto in questo primo anno di Nuova Era Pandemica e qualche proposito per la nuova stagione.

La scorsa estate fece notizia il contest organizzato a Brindisi per candidarsi a lavorare in modalità agile da una barca a vela per una settimana, poi sono arrivate proposte simil-turistiche albergo + experience + smart working dal mare alla montagna… Attenzione, lo smart worker non è un influencer!

Operare in remoto da una barca a vela o da Bali non è smart working, bensì un lusso che si può permettere chi potrebbe stare anche senza lavorare… O quantomeno non ha una famiglia a cui rendere di conto!

Un anno fa, l’estate iniziava con le incognite sulla SarsCoV2 ma generalmente ci fu un clima da “liberi tutti” e aperture di ogni tipo, alcune scellerate come le discoteche in Sardegna. Molti, invece hanno lavorato e soprattutto tanti hanno continuato a farlo in smart working.

Perché un grande cambiamento culturale è stato innescato dagli eventi seguiti alla diffusione del Coronavirus e semplicemente non si può tornare indietro senza conseguenze: si può fare e si può implementare il lavoro da remoto e farlo diventare vero e proprio smart working, con messa di nero su bianco dell’accordo, stabilire le regole e magari fornire ai dipendenti un laptop dedicato e una sedia ergonomica!

Abbiamo parlato dei disturbi muscolo – scheletrici, dello stress e di tutto quello che non ha funzionato lavorando da casa. Però abbiamo citato anche dei casi di successo, la sicurezza sui luoghi di lavoro, esempi di cultura agile in Italia e all’estero e di chi è proprio rientrato nel nostro paese per continuare ad operare in smart working. E di borghi rinati con la trasformazione digitale, con adesso il nostro Samuel Lo Gioco – fondatore di questo magazine – che sta girando l’Italia con un VAN attrezzato ad ufficio. Tra le novità della prossima stagione ci sarà così uno spazio dove lui inserirà foto e commenti da questa avventura.

Giulia Giglio continuerà nelle interessanti interviste a professionisti e HR che aggiungono valore alla cultura del lavoro che vogliamo professare. Miriam Belpanno continuerà a a proporre argomenti con occhio critico e fresco. Poi entrerà in campo Giovanni Battista Pozza che fornirà il suo contributo sul tema di “Lavoro & Benessere”.

Ovviamente il sottoscritto non lesinerà il suo pensiero con la lente del sociologo, ma in generale mi prendo l’impegno di garantirvi contenuti di qualità e una panoramica critica su tutto quello che riguarda il futuro del lavoro. Un futuro che dovrà tenere di conto degli esiti della campagna vaccinale. Ecco, per la nuova stagione metteremo sotto la lente d’ingrandimento come le imprese si comporteranno tra rientri in uffici e proseguimento dello smart working.

Sono spesso critico di fronte a quelle aziende prive di coraggio nell’affrontare le trasformazioni che la nuova cultura del lavoro richiede, non avevo particolare stima – umanamente parlando – di Steve Jobs, ma credo che questo sia il momento di attuare la sua famosa frase “non ho assunto talenti per dirgli cosa fare, ma perché dicano all’azienda cosa deve fare”.

Continuate a seguirci, per il momento a nome di tutto lo staff del magazine vi auguro buone vacanze!