In un recente articolo pubblicato qui su Smart Working Magazine da Miriam Belpanno si faceva un riferimento ad alcuni hotel che propongono un’esperienza di coliving e coworking. Sulla stessa linea un articolo di Office Society a firma Anna Stella dove si faceva una riflessione su hospitality e workspace che si contaminano: il futuro è un ibrido hotel – ufficio.

L’assunto è che il moderno smart worker, abituato a lavorare da remoto da dove vuole, sarà sempre più alla ricerca di luoghi facilmente raggiungibili, che ispirino e nei quali incontrare persone interessanti. Le nuove esigenze emerse post lockdown riflettono una profonda necessità di trasformare gli spazi in cui viviamo e lavoriamo. Non poteva non essere influenzato il settore dell’hôtellerie, con la tendenza a integrare l’ospitalità a uno spazio per lavorare. Le strutture ricettive si reinventano diventando spazi ibridi e qualcuno lo scorso anno ha fatto offerte del genere per sopperire alla mancanza di turisti con gli smart workers.

Lo smart worker ospite inatteso per gli hotel?

La fotografa Francesca Pagliai – che di professione scatta negli hotel per la loro comunicazione – ha realizzato sulla rivista FUL magazine #45 un progetto “post-pandemia”, raccontando per immagini il vuoto degli hotel senza clienti. Uno spazio negato in attesa di essere occupato: 

<< […] un “ospite inatteso” aveva catalizzato un processo in atto da decenni e gli interni vuoti degli hotel erano improvvisamente diventati la cassa di risonanza di vecchi quesiti sul senso e la sostenibilità del turismo di massa >>.

Ecco, ho riflettuto su un altro tipo di ospite e mi sono risposto che potrebbe essere lo smart worker il nuovo “ospite inatteso”. Il giornalista “futurologo” Thomas Bialas, in tempi non sospetti sosteneva che 

<< La maggior parte degli alberghi sono stati concepiti e costruiti in un’epoca molto diversa da quella che stiamo vivendo. Era il tempo della civiltà industriale e del fordismo e c’era una netta divisione tra lavoro e tempo libero. Ora tutto è saltato e non c’è più nessuna separazione. Quanti lavorano tramite computer, telefoni e iPad anche mentre sono in vacanza? Siamo davanti a situazioni ibride e destrutturate e gli spazi ricettivi devono adeguarsi>>.

L’hotel adibito a ufficio o l’ufficio come un hotel?

Mi viene in mente che lo scorso anno, in periodo invernale, all’Isola d’Elba è stato proposto il progetto Elba Smart Working per incentivare la presenza di nuovi residenti. Ma cosa significhi “adeguarsi” per gli hotel è da capire. La sala colazioni più piccola e uno spazio adibito a coworking o sala riunioni? Comunque di questi spazi ibridi pare ce ne siano già 250 nel Regno Unito e un’altra settantina nel Nord Europa.

Ma questa tendenza di cui si parla di ibrido hotel /ufficio – con la trasformazione delle camere di hotel in uffici, riorganizzando gli spazi così da massimizzarne l’uso e attrarre un mercato più ampio, che includa i dipendenti in telelavoro – a qualcuno sembrerà il tentativo di cavalcare un’onda. La domanda, né provocatoria né ironica, è se non sia una forzatura che lo smart worker che ha lasciato l’ufficio debba ricercarlo in un hotel.

Ovvero, funzionerà l’hôtellerie che cambia la sua cultura per seguire le nuove tendenze, assecondando esigenze private di produttività in una totale fusione di vita privata e vita professionale?

O forse è preferibile l’inverso, con l’ufficio del futuro che funzionerà in modo molto simile a un hotel a servizio completo, ben oltre il concept degli uffici della Google a Londra, i primi a offrire spazi ludici e di relax per i dipendenti. Se il futuro porterà a tale comfort dei collaboratori, dall’offerta di spazi multifunzionali al contatto con la natura – ovvero pensare all’ospitalità dei lavoratori dal momento in cui entrano a quello in cui escono dall’ufficio proprio come fanno i migliori hotel – forse non faranno più smart working?!

cover photo: Hotel Oltrarno Splendid, Firenze © Francesca Pagliai