NFON, con sede in Germania, è l’unico provider di Cloud PBX a livello pan-europeo, con oltre 430.000 utenti, presente in 15 Paesi Europei, tra cui l’Italia, dove il Managing Director Marco Pasculli – esperto di soluzioni di communication & collaboration – è stato relatore per il webinar di Smart Working Day,  “Unified Communication and Collaboration: come le soluzioni tecnologiche possono migliorare la collaborazione da remoto”.

Chi l’ha seguito ha avuto l’occasione di capire come la tecnologia, in questo caso quella di NFON, supporta in concreto, con soluzioni unificate veloci su un’unica piattaforma, chi opera in smart working. Abbiamo intervistato Marco Pasculli per conoscere in maniera più approfondita il suo pensiero sul rapporto tra smart working e i servizi in cloud.

Marco, per prima cosa, cos’è per lei fare smart working?

Innanzitutto bisogna sottolineare che una realtà come NFON ha nella sua natura il lavoro in modalità “agile”, perché noi creiamo soluzioni tecnologiche e sapete tutti che la tecnologia è la prima leva dello smart working. Personalmente significa avere accesso da casa, con un computer e delle cuffie, a tutte le applicazioni aziendali e telefonia in cloud integrate in una piattaforma come se fossi in ufficio. Con indubbi benefici di efficienza perché si tagliano i tempi morti, non solo negli spostamenti ma anche in azienda.

Per semplificare, posso dire che la sfida di NFON sul mercato italiano è quella di spiegare i vantaggi del centralino in cloud?

Il nostro è un mercato dove ci sono importanti prospettive di crescita, in una realtà dove nell’immaginario comune le persone hanno in testa di entrare in un’azienda e trovare la centralinista e i telefoni in ogni ufficio. Questo perché il “digital divide” ha rallentato la diffusione del cloud in Italia, ma dobbiamo pensare che, dopo Internet, proprio il “mondo del cloud” è stato il più importante salto tecnologico contemporaneo. Si parla di UCC,“Unified Communication and Collaboration”, perché la suite di soluzioni che il software permette sono enormi, tutto in un’unica dashbord. Faccio un esempio concreto: oggi capita di usare abitualmente Skype per le videochiamate, Zoom per le videoconferenze, il calendario di Google, le App di messaggistica, il telefono… Ecco, noi proponiamo di integrare il centralino per ciascuna di queste esperienze.

Quindi il miglioramento della rete permette a questo servizio di prendere campo rispondendo ad una esigenza di mercato. Quali sono i vantaggi per lo “smart worker”?

Si tratta di lavorare con gli strumenti giusti, in un mercato che necessita di velocità si ottimizza il processo unificando due infrastrutture: quella della rete di telecomunicazioni con quella tecnologica. Uno dei peggiori “nemici” di chi lavora da remoto è la mail. L’UCC invece prevede un’unica interfaccia multicanale, un metodo organizzato che riduce i tempi morti, si migliora la comunicazione perché chi non la utilizza comunica con processi disallineati. Ad esempio l’UCC permette a colui che fa smart working di sapere se il suo collega – si trovi anch’esso da remoto oppure in ufficio – sia occupato o libero per passargli una chiamata da un cliente.

Quale caratteristica specifica ha NFON nello sfruttare i sistemi di Unified Communication and Collaboration?

Per quanto ci riguarda abbiamo sposato Microsoft Teams perché è uno dei prodotti più diffusi sui desktop delle aziende di tutto il mondo. Significa che ci integriamo con tutte le nostre funzioni, anche server provider, con questa piattaforma di collaboration, sostituendo completamente il centralino con ancora più funzionalità. Teams ha la possibilità di avere la funzione telefonica e NFON si fa carico del numero telefonico integrando tutte le opzioni post operatore, messaggeria o fax elettronico…

Vorrei concludere chiedendole se esistono ancora barriere tecnologiche nelle nostre aziende per la diffusione dello smart working?

Se parliamo dei giovani non si riscontrano grandi difficoltà, diciamo che gli utenti imparano velocemente i nuovi strumenti, anche perché ormai nel mercato del lavoro stanno entrando sempre più “nativi digitali”. Capita invece che le aziende di stampo tradizionale comprino soluzioni tecnologiche avanzate e poi le forniscono ai dipendenti con un “in bocca al lupo, arrangiatevi”, perdendo quindi la possibilità di sfruttare appieno il potenziale di certi sistemi. Ritengo che se ci sono delle barriere, purtroppo siano le solite di quelle culturali che impediscono a chi prende le decisioni di attuare lo smart working per i propri collaboratori. Quando il management non è “tecnologico”, difficilmente comprende come si possa lavorare efficacemente da remoto.   

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