Come spesso succede, tutto è partito dagli Stati Uniti d’America. Dall’estate, ovvero da quando è ricominciato il rientro in ufficio generale, si è assistito ad una serie di dimissioni di massa. Gli esperti di economia americani hanno sentenziato che in parte sono legate a mansioni a basso lavoro aggiunto e in parte sono state giustificate con il fatto che gli stipendi non hanno avuto gli aumenti attesi nella ripresa post pandemia. Ma sugli oltre 8 milioni di lavoratori che in USA hanno rassegnato le dimissioni, i “colletti bianchi” sono una bella fetta. Come la mettiamo?

Su The Atlantic lo scorso 21 ottobre è uscito un articolo dal titolo “The Big Quit tells a bigger economic story” dove l’autrice Caroline Mimbs Nyce scrive: 

<<Le Grandi Dimissioni sono più che la somma delle singole uscite dal lavoro. La pandemia sta ristrutturando l’economia e introdotto cambiamenti forzati nel modo in cui gli americani guardano al lavoro>>.

A quanto pare il fenomeno delle “Grandi dimissioni” è stato osservato anche nel Regno Unito e in Germania. A cosa sia legato, dopo 20 mesi di pandemia è sospettabile. Ecco, le Grandi Dimissioni hanno investito pure l’Italia cambiando il mercato del lavoro: secondo la Banca d’Italia, mettendo a confronto i dati del 2021 con quelli del 2019, abbiamo 40.000 dimissioni in più. Solo un caso? difficile crederlo. Pare confermarlo una ricerca recente del Pew Research Center di Washington che ha messo in fila i dati tra importanza della carriera, reddito e cosa dà più significato alla propria vita. Dagli USA alla Svezia, dal Regno Unito all’Olanda e dall’Italia al Belgio, gli intervistati – eccetto quelli con stipendi molto alti – sembrano confermare un maggior disinteresse per il lavoro come elemento fondativo della propria individualità.

E qui dovrebbero entrare in gioco i boss, perché una cosa che i manager devono capire è che non ci sarà un ritorno alla normalità, questa – dopo 20 mesi di pandemia – è la (nuova) normalità. E lo smart working ne è il cardine centrale.

Nel 2021 Unioncamere ha rilevato che il 30,9% delle offerte di lavoro hanno difficoltà di reperimento del candidato. Allo stesso tempo LinkedIn permette di segnalare in fase di pubblicazione d’annuncio se si tratta di lavoro 100% da remoto, dato che ormai gli HR si sentano costantemente chiedere dai candidati se l’azienda consente lo smart working.

Viene da chiedersi se in uno scenario – denunciato dall’OCSE – con l’Italia unico paese tra le principali economie mondiali dove i salari medi lordi sono diminuiti rispetto a 30 anni fa, la possibilità di fare smart working e di essere felici al lavoro sia l’ultimo argine al rifiuto del lavoro.

I più attenti ricorderanno qui di un articolo sul caso del centro berlinese Haus Bartleby con la guida di Alix Faßmann come testo fondamentale sul rifiuto della carriera Il lavoro non è la nostra vita: guida al rifiuto della carriera”.

Se persone hanno il lavoro come occupazione principale della loro giornata, essere infelice non aiuta ad avere una vita soddisfacente. Anche perché poi il collaboratore insoddisfatto è meno produttivo, si assenta più spesso e tutto il corollario del caso. Proprio quest’anno Brent Hyder, il Chief People Officer di Salesforce – la più grande azienda di sviluppo piattaforme CRM – ha dichiarato che l’idea del lavoro dalle 9:00 alle 17:00 è morta. Perché <<il lavoro è essenzialmente la creazione di un ambiente che facilita connessioni, promuove l’uguaglianza e porta innovazione sociale, oltre che risultati aziendali…>>.

Alla Salesforce il future of work è: flessibile, in ufficio per lavoro in team e con i clienti, da remoto in tempo pieno per i dipendenti che non vivono vicino la sede o che non rivestono ruoli per i quali occorre la presenza, orario flessibile per prendersi cura dei bambini e familiari.

Insomma il lavoro non è davvero solo una questione di soldi.

Però in Italia abbiamo troppe persone con stipendi troppo bassi per essere felici al lavoro. Bisognerà cambiare qualcosa altrimenti le schiere degli Anti-work si intensificheranno. E smart working, worklife balance, etc non basteranno.