Samuel Lo Gioco è sicuramente lo speaker più eclettico che potrete incontrare allo Smart Working day. Evento frutto della sua vocazione, è un punto di riferimento per imprenditori con il desiderio di innovare. Giovane, ma dalle molteplici esperienze di vita, nel tempo c’è chi lo ha incrociato sul ring in un match di pugilato, chi lo ha accompagnato come viandante sul cammino di Santiago e chi ancora lo ha apprezzato come consulente aziendale ed esperto di nuovi modelli organizzativi.

Oggi lo presentiamo in veste di appassionato di strategie di impresa, modelli di business e leadership emotiva. Le frasi che ripete spesso al pubblico sono “cambia quando tutto ancora funziona” e “guarda sempre tutto quello che fai da una prospettiva diversa”. Applicare questi due concetti conduce sicuramente sulla strada giusta.

Francesco. Samuel, conoscendo un po’ le tue esperienze personali e professionali, mi hai detto spesso che un manager dovrebbe cambiare quando tutto ancora funziona. Cosa significa esattamente?

Samuel. Purtroppo, di natura, abbiamo la tendenza a “procrastinare”, la tendenza a pensare al cambiamento solo quando le cose non funzionano. Come spesso sento dire, “le cose stanno andando bene, perché devo cambiare?” In realtà, in un mercato in costante mutamento, è “fondamentale” avere l’attitudine di stare al passo, anche quando le cose vanno bene. Poi, aggiustare la rotta quando peggiorano non sarà facile.

Francesco. Pensi che le difficoltà della nuova generazione di imprenditori italiani sia dovuta all’incapacità di rompere con il capitalismo familistico, il timore di prendersi il rischio del cambiamento?

Samuel. Credo che spesso la difficoltà sia “vedere fuori dagli schemi”. Condizionati da un sistema di gestione industriale obsoleto in un mercato però in costante progresso. Sono sempre più rari gli imprenditori che hanno la capacità di essere “non convenzionali”, seguendo una visione che va oltre alla semplice offerta di prodotti o servizi. E forse la situazione peggiorerà con l’avvento delle prossime generazioni. Cresciuti in un ambiente in cui il rischio non era di loro responsabilità, protetti da un sistema famigliare troppo premuroso e con una cultura digitale che silenzia i sogni. Perché per molti fare impresa nasceva da sogni ambiziosi… Stiamo perdendo quella categoria di imprenditori “lungimiranti”.

Francesco. Per te chi è un leader nell’impresa di oggi?

Samuel. Senza dubbio colui che ha saputo sviluppare un’intelligenza emotiva e sappia comunicare efficacemente. Un leader oggi è una persona che sa guidare un gruppo emotivamente verso gli obiettivi, individuali e aziendali. Inoltre, ha la capacità di creare altri leader, ovvero collaboratori responsabili.

Francesco. Hai due volte affrontato l’esperienza del Cammino di Santiago. Rientra nella tua ottica del guardare tutto dalla prospettiva diversa e lo consiglieresti a un manager?

Samuel. Sono molti i motivi che mi hanno spinto a percorrere il Cammino di Santiago, soprattutto l’ultima esperienza in cui ho percorso 1.500 km in due mesi da Pellegrino. Ad esempio è importante perdersi per ritrovarsi, uscire dalla routine di tutti i giorni, comprendere cosa significa vivere con l’essenziale, imparare a conoscere il proprio corpo sapendolo ascoltare. Quest’anno ho incontrato molti coreani e ho saputo che per loro intraprendere un viaggio del genere è un valore importante di crescita. In Corea del Sud si inserisce nel CV, tra le esperienze, proprio il Cammino di Santiago. Pensa, lì ci sono aziende che se comunichi di volerlo intraprendere ti offrono ferie e incentivi economici!

Francesco. A causa della finanza, viviamo in un’epoca dove la rendita del capitale rispetto a quella del lavoro è ormai imparagonabile nella formazione del PIL di tutte le moderne economie. Solo un capitalismo umanistico può restituire dignità alle persone?

Samuel. Mi auguro che un capitalismo umanistico possa offrire di più che la sola dignità! Credo fermante che avere cura dei propri lavoratori sia un atto che porta maggiore produttività. Le aziende sono fatte da persone, basta guardare alla storia per comprendere questo: Adriano Olivetti, Henry Ford, Konosuke Matsushita… Fino ai più contemporanei Richard Branson o Brunello Cucinelli. Tra l’altro, i dati dell’Osservatorio di ricerca del Politecnico di Milano, evidenziano che una maggiore attenzione verso il personale aumenta la produttività in azienda del 15%.

Francesco. Cos’è lo Smart Working per te? Una moderna modalità di eseguire un progetto, un’opportunità per ripensare le organizzazioni o l’anticipazione del lavoro del futuro?

Samuel. Per me lo Smart Working è uno dei tanti mezzi che mira a creare un ambiente di lavoro sensibile per le persone. In fondo, se ci pensi bene, è un welfare che aiuta a trovare un equilibrio vita/lavoro. Con lo SW è possibile rendere i lavoratori più responsabili e consapevoli. Questo, in maniera indiretta, premia sempre le aziende.