Viviamo in città pensate per le auto e con quelle effettuiamo la maggior parte degli spostamenti urbani, benché, entro i sei km, è stato dimostrato che non sia il mezzo di trasporto più conveniente. I maggiori centri sono caratterizzati da continui ingorghi nelle ore di punta, al momento di raggiungere il luogo di lavoro e al momento di uscirne. Questo purtroppo dipende anche da una concezione urbanistica che dal secolo scorso ha previsto la concentrazione dei servizi nei centri storici e quella delle attività produttive nelle cinture esterne, sviluppatesi poi come città satelliti vere e proprie da cui si muovono migliaia di persone. I recenti investimenti in mobilità pubblica hanno alleviato in parte il problema, ma anche lo smart working può contribuire a ridurre significativamente l’inquinamento da traffico.

Già alcuni anni fa Ricardo Semler, illuminato CEO della multinazionale brasiliana SEMCO aveva deciso di rivoluzionare la sua azienda, permettendo ai lavoratori di decidere una modalità di lavoro non legata alla quotidiana presenza fisica in sede: “Perché abbiamo costruito questi grandi uffici, per voi o per il nostro ego? Perché impegnare ore e ore del vostro tempo per farveli raggiungere? Perché impegnare le Risorse Umane per correre dietro ai nostri dipendenti? Ne abbiamo 5.000…”.

Semler si era reso conto che ogni giorno i suoi dipendenti sprecavano mediamente due ore della loro vita nel traffico di una metropoli come San Paolo, una situazione di stress inutile per l’azienda e per le persone. Ecco quindi tra i vantaggi dello smart working possiamo annotare un beneficio di carattere collettivo, perché se meno persone sono costrette a spostarsi per raggiungere il posto di lavoro, la qualità dell’aria sarà migliore nelle nostre città. È ulteriormente necessario ricordare che le italiane figurano tra le più inquinate d’Europa per lo smog?

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here