Intervista a Gloria De Masi Gervais che ci racconta l’organizzazione del lavoro nella divisione italiana della multinazionale durante l’emergenza sanitaria.

Stantec ha introdotto lo smart working in via sperimentale nel 2008 e lo ha consolidato nel 2016 estendendolo a tutti i dipendenti, per un massimo di 3 giorni a settimana. Quando è scoppiata l’emergenza sanitaria la direzione ha raccomandato di lavorare in smart working 5 giorni su 5. La raccomandazione è tuttora in vigore, sebbene l’accesso agli uffici sia consentito. Con Gloria De Masi Gervais, Communication Manager della divisione italiana, abbiamo fatto un punto di questa esperienza sulla base dei dati ricavati dal loro software Smafely

Qual è il primo dato di monitoraggio dello smart working in Stantec in periodo di emergenza sanitaria che risalta?

Il primo impatto significativo è indubbiamente di natura ambientale. Durante il lockdown, con l’aumento del numero di persone e dei giorni dedicati alla modalità di lavoro agile, c’è stata chiaramente un’impennata nei risparmi registrati. Un dato su tutti: nel solo mese di aprile 2020 – ma lo stesso vale per marzo – abbiamo risparmiato la quantità di CO2 (15 tonnellate) che nel 2019 avevamo risparmiato in circa 9 mesi. 

L’algoritmo del nostro software Smafely (Smart + Safely) – che permette di calcolare in base a dati reali e puntuali i principali benefici dello Smart Working in termini di tempo, denaro ed emissioni inquinanti risparmiati -, rileva che in due mesi di lockdown abbiamo evitato all’atmosfera le emissioni di CO2 di un anno e mezzo. Nel corso del 2019, su una base di 150 dipendenti in Italia ed una media di circa un giorno a settimana di smart working a testa, i mancati spostamenti hanno significato un risparmio cumulativo per i dipendenti di circa 25.000 € in carburante, pedaggi, biglietti treno o metro, ecc… A questo si aggiunge il tempo di viaggio risparmiato da tutti i dipendenti, oltre 4.000 ore, pari a circa 500 giornate lavorative da 8 ore!

Quello che caratterizza una realtà come la vostra è l’innovazione. Come avete portato avanti i vostri nuovi progetti di business da remoto?

Abbiamo una “call for ideas” chiamata InnovAction. Un incubatore di innovazione nato da un’idea dell’Amministratore Delegato di Stantec Italia Emanuela Sturniolo, all’interno della divisione C&I (Creativity & Innovation), volto a sviluppare servizi innovativi coltivando intuizioni, passioni e talenti dei dipendenti. Durante il lockdown le candidature dei progetti sono andate avanti con step di selezione del nostro comitato interno, valutando quelli in grado di generare un potenziale business. 

L’intento di InnovAction è valorizzare le potenzialità delle persone costruendo un ambiente di lavoro sano in cui evolvere. Ovvero stimolare la collaborazione e la creatività collettiva, accelerando la realizzazione di progetti innovativi, fornendo metodi a supporto, dall’ideazione alla realizzazione finale.

Vi è capitato di gestire da remoto situazioni che non si erano mai presentate prima?

Posso dirti che avevamo alcune posizioni aperte al momento del lockdown ma il recruiting è proseguito nonostante l’impossibilità di incontrare di persona i candidati. In queste settimane abbiamo effettuato le nostre prime assunzioni “al buio”: candidati intervistati solo in video chiamata, assunti a distanza e che hanno iniziato a distanza, senza mai incontrare nessuno di noi dal vivo. Alcuni lo hanno già fatto dopo la fine del lockdown e altri lo faranno a breve, ovviamente. Ad esempio, abbiamo selezionato per uno stage uno studente di ingegneria di Napoli solo tramite video chiamate. Non lo abbiamo mai incontrato, né gli abbiamo chiesto di venire fino a Milano “solo” per i colloqui. Sembrerebbe “un salto nel buio” nella valutazione delle soft skills delle persone… Impensabile solo alcune settimane fa, invece lo stiamo facendo.  

Inoltre, abbiamo messo in piedi tutta una serie di iniziative per i nostri dipendenti e le loro famiglie. Per sostenere i collaboratori con figli piccoli in casa, l’azienda ha esteso la flessibilità di orario dello smart working. Cioè permettendo di svolgere il proprio lavoro quasi in qualsiasi momento della giornata, in base alle esigenze organizzative del team e della famiglia del lavoratore e nel rispetto del diritto alla disconnessione. Abbiamo fornito supporto psicologico telefonico da parte della Culture Manager per colleghi che ne facevano richiesta; organizzato una serie di laboratori educativi di apprendimento esperienziale per coinvolgere i figli dei dipendenti di Stantec sul tema della sostenibilità; incontri di confronto su come migliorare le competenze manageriali nel lavoro da remoto, solo per citare le principali attività. 

C’è un aspetto della vostra operatività da remoto che è degno di nota?

Più nel dettaglio, ritengo che un aspetto della nostra operatività degno di nota, possano essere gli incontri virtuali chiamati “welcome on board” che abbiamo organizzato durante il lockdown per aiutare i nuovi “assunti al buio” a integrarsi in azienda. Ogni giorno, le Risorse Umane e altri colleghi hanno dedicato 30-40 minuti al gruppo dei 10 nuovi assunti. Un gruppo di giovani laureati senza alcuna esperienza e, tuttavia, “catapultati” nel mondo del lavoro in condizioni così straordinarie.

Data la situazione, era fondamentale farli sentire parte di Stantec. Coinvolgerli, motivarli, non farli sentire soli e presentare loro la nostra organizzazione, i nostri valori, le persone ed i progetti. Abbiamo inoltre colto l’occasione per proporre della formazione a distanza in termini di salute e sicurezza in smart working, avvalendoci dei nostri formatori-colleghi, oltre che altri corsi di formazione 

Per chiudere vorrei una sua opinione personale sullo smart working come modalità di lavoro in Stantec e come filosofia in generale.

Noi avevamo iniziato un processo per essere più competitivi e quindi l’intuizione della nostra AD Emanuela Sturniolo era giusta, perché il Covid-19 non ci ha trovato spiazzati. Quando un’organizzazione è flessibile è più resiliente di fronte a eventi endogeni imprevisti, così siamo stati capaci di fare team a distanza. Adesso, passata l’emergenza, c’è voglia di tornare a incontrarsi in ufficio. Lo stiamo facendo, ma ancora gradualmente e, mentre fino a febbraio la nostra media di giornate di smart working a testa era una, in questa situazione abbiamo superato le tre giornate a testa.

La mia è un’opinione anche da mamma, ma a mio parere lo smart working è uno strumento incredibile di conciliazione famiglia/ lavoro. Anche la gestione del ritorno dalla maternità obbligatoria è migliore e in Stantec ne abbiamo di esempi. Oltre all’aspetto della conciliazione ritengo cruciale quello della mobilità sostenibile. Credo che la riduzione del traffico, verso i centri urbani dove si sono concentrate le attività direzionali, potrebbe portare a ripensare le città in maniera policentrica favorendo anche l’economia di vicinato e una valorizzazione delle periferie 

Intervista a cura di Francesco Sani

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