Vera Di Cristinzi, da circa venti anni si occupa di organizzazione aziendale con una forte curiosità per il funzionamento dei sistemi sociali di ogni genere. Il suo ruolo è aiutare le aziende ad individuare gli elementi di cambiamento nel disegno organizzativo che possono facilitare lo sviluppo del business e l’evoluzione del sistema stesso.  Dopo aver ascoltato i suoi interventi in occasione dello Smart Working Day, abbiamo voluto approfondire il suo pensiero sulla modalità di “lavoro agile”.

Hai svolto nel tempo un lavoro di ricerca sullo sviluppo delle professioni ICT e su come internet avrebbe modificato il mondo del lavoro, ma qual è la tua esperienza legata alle forme di organizzazione?

Ho lavorato realtà che hanno affrontato sfide e cambiamenti importanti. In particolare, una banca in fase di razionalizzazione degli organici (Gruppo bancario Capitalia, NdR) acquisita dal Gruppo Unicredit ed Automobili Lamborghini SpA, azienda in forte espansione e crescita all’interno del Gruppo Audi VW.

Da un paio di anni ho deciso di lavorare nel sistema più fluido del mercato attraverso la libera professione. Il mondo del lavoro sta cambiando moltissimo e diventare free lance mi ha dato nuovi stimoli e tempo per scoprire nuovi filoni di studio. Sto sviluppando le mie conoscenze soprattutto in ambito agile e mi sto appassionando a nuove “forme” di organizzazione (organizzazioni non gerarchiche per esempio). Mi sento molto motivata nel mettere le mie esperienze e i miei studi al servizio di aziende o anche imprenditori di media dimensione che affrontano una complessità impensabile nel  passato.

Qual è la tua idea culturale dello Smart Working?

La mia opinione è che un’azienda che decide di introdurre lo smart working abbia dinanzi una grande opportunità per avviare un processo di trasformazione. L’impatto che questa azione genera può essere più o meno profondo a seconda di come l’azienda decide di implementare questa nuova modalità di lavoro. Le aziende stanno scontando un ritardo nell’adottare modelli organizzativi e manageriali che rispondano meglio di quelli passati in un mercato volatile e dominato dall’incertezza. 

Come può un’organizzazione prendere decisioni giuste e nei tempi giusti quando le condizioni sono incerte?

L’unico modo è avere flessibilità di risposta e far sì che tutte le persone (non solo i manager o chi prende decisioni) possano autonomamente risolvere problemi sono troppo complessi per essere gestiti secondo procedure dettagliate. Le best practice un tempo molto efficaci, in tempi di veloce innovazione e variabilità, diventano velocemente obsolete.

Le forme di organizzazione tradizionale, che vanno benissimo per mercati stabili, oggi necessitano di ammodernamento per la crescita delle persone in termini di gestione della complessità e problem solving. La mancanza di un livello adeguato di delega e la tendenza del manager a controllare “come il lavoro viene eseguito” impedisce alle persone di crescere rispetto a quelle abilità che sono oggi più necessarie: ad esempio la creatività nel trovare soluzioni, la responsabilità di implementare soluzioni assumendosi il rischio di fallire.

Nel tuo intervento nello smart working day di Roma e di Milano hai parlato di motivazione individuale, perché?

La rigidità sul come lavorare impedisce alle singole persone di sviluppare un’autentica motivazione al lavoro. Si parla di work-life balance, di benessere e felicità in azienda e nuove esigenze motivazionali da parte delle nuove generazioni. È tutto vero ma non esistono modalità di lavoro o benefit aziendali che possano motivare indistintamente tutti “i millennials”, tutte “le donne” o altre categorie di lavoratori. 

Alla base di tutto questo c’è la comprensione di un concetto molto importante: le persone sono diverse e le motivazioni sono individuali. Fino ad oggi le aziende hanno organizzato il lavoro secondo un approccio meccanico dove le procedure erano standardizzate.

Ciò consentiva una maggiore produttività fintanto erano funzionali alla “produzione di massa”…

Esatto, ma in un mercato invece dove l’evoluzione tecnologica rende tutto superato in breve tempo, non esistono processi che assicurano il successo ma occorrono abilità umane per affrontare le nuove esigenze. L’approccio dell’individuo è più cruciale di prima nella creazione di valore per il mercato e dunque per l’azienda.

Ci sono persone che apprezzano della vita lavorativa in ufficio l’aspetto relazionale, quelle per cui il prestigio del posto in cui lavorano è importante, quelle per cui è appagante riuscire ad eseguire dei compiti entro l’orario assegnato e poi andare a casa, quelle che motivate dalla possibilità di espandere le proprie conoscenze, infine quelle per cui il senso di appartenenza consente di affrontare le sfide. Ciò che a livello organizzativo motiva una persona può demotivarne un’altra e viceversa.